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Thursday July 18 , 2019
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L'Ultimo Degli Africani

Da quando esistono le maratone africane, il Rally dei Faraoni fa parte indissolubile di queste. Di più: è ancora oggi quella che incarna nel modo più autentico lo spirito di queste avventure , con piloti gentiluomini- nei limiti di una competizione- a sfidarsi su uno dei terreni di prova più temibili per uomini e mezzi, il deserto del Sahara egiziano. Una gara che non perde di vista il fattore umano, oggi sempre più mortificato dai budget milionari dei colossi dell’automobile in favore dei tecnicismi più esasperati che hanno stravolto “altre” classiche del deserto, costringendole fino all’espatrio oltre continente. Nato nel 1982, agli albori delle massacranti maratone motoristiche sahariane, dall’estro di monsieur “Fenouil” , personaggio ben noto nell’ambiente dei corridori africani, giusto qualche anno dopo la prima Paris-Dakar di Thierry Sabine (1978), il Pharaons Rally deve il suo nome proprio al luogo dove storicamente si è sempre svolto, L’Egitto. Un territorio aspro e affascinante, permeato da una storia millenaria, riconoscibile in ogni anfratto degli scarsi insediamenti umani che costellano con le loro oasi questo deserto. Ancor prima della gara in sé, quello che attira e coinvolge in questa avventura , è certamente il livello organizzativo , curato da undici anni a questa parte dalla torinese JVD, che è subentrata nel 1998 alla precedente organizzazione. Accoglienza per il disbrigo delle pratiche doganali per i piloti e veicoli (che in Egitto non sono uno scherzo) , ospitalità ai massimi livelli e confortevoli bivacchi serali con una cucina apprezzata da tutti, specialmente dopo una giornata di guida, sono i punti fermi di questa classica. Ma veniamo alla cronaca della gara. Oltre 170 gli iscritti a questa 25° edizione del Pharaons Rally, in gran parte motociclisti, ma con una cospicua rappresentanza di quad, auto (in tutto 21) e quattro camion, tutti ansiosi di confrontarsi su questo difficile terreno. Quattro le auto italiane al via, con la Nissan di Giorgio Beccaris costretta quasi subito al ritiro al seguito di un capottamento durante la seconda prova speciale. Meglio la Isuzu/Chevrolet D-Max della GT OffRoad, condotta dal cileno De Gavardo, primo tra gli equipaggi auto italiani (portacolori della scuderia bolognese) e 11° assoluto, subito dietro a due agguerriti equipaggi egiziani e a una batteria di veloci Bowler, sei in tutto al traguardo nelle prime otto posizioni. Su tutti però l’ha spuntata il francese Lavieille, replicando il podio dello scorso anno. Tredicesima la Mitsubishi di Carcheri, mentre dopo alterne sfortune, il salto di un controllo orario ha messo fuori gioco l’altra Isuzu D-Max, condotta dai gemelli De Lorenzo. Settimo assoluto, il possente Unimog di Matteo Paccani, piazzamento che la dice lunga sulle potenzialità di questi bisonti del deserto. Gara sfortunata per l’italo-francese Camelia Liparoti, unica ragazza in gara nella categoria quad, che a seguito di un’anomalia dei freni del suo Polaris ha effettuato un violento atterraggio su una duna, fratturandosi il polso. Apprezzabile in questo frangente l0organizzazione medica, con due elicotteri in volo pronti al soccorso dei diversi infortunati, fortunatamente senza irreparabili conseguenze per nessuno. Il Faraoni non è solo lotta col cronometro , con la partecipazione della sezione Raid, dedicata alle auto (e moto) impegnate su percorsi alternativi alla gara. Una sessione turistica, dove imparare a guidare sulle dune, cimentandosi senza l’assillo del tempo, per godersi appieno le bellezze storiche e naturali di questo territorio. A giudicare dalla soddisfazione di tutti i partecipanti, un’occasione irripetibile, al seguito di una gara ormai mitica.

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