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Thursday November 21 , 2019
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Avenati è un nome noto da molto tempo, nel mondo fuoristradistico. Dalle officine moncalieresi, infatti, sono usciti negli anni mezzi di tutti i generi, normali o preparatissi, da trial o da raid; la maggior parte sono Jeep. Nata nel 1969 a opera di Angelo Avenati, oggi l’azienda è guidata dal figlio Alessandro, che a fianco del padre ha maturato la medesima passione e la stessa competenza.

Da qualche tempo, poi, all’interno della sede nella cintura torinese ha trovato spazio un’attrezzatissima sezione dedicata agli assetti, quelli “giusti” marchiati Ohlins, gestita da un tecnico svedese che proviene proprio dalla Casa “regina” delle sospensioni specialistiche. Richard Marlind è in Italia da tempo, ma prima di stabilirvisi ha letteralmente girato il mondo, accumulando un’esperienza enorme su ogni tipo di superficie, per qualunque clima e per tutti i generi di veicolo. Oggi ha messo questo suo invidiabile background a disposizione di chi intende dotare il proprio mezzo di un assetto “serio” sempre studiato e realizzato ad hoc, con professionalità racing: non importa che lo si intenda utilizzare nel tempo libero, nell’uso quotidiano o nelle competizioni. Nella circostanza, Alessandro Avenati e Richard Marlind ci hanno proposto ddue interessanti realizzazioni, molto diverse tra loro, ma entrambe rigorosamente Jeep: una nuovissima Wrangler Rubicon e una veterana , ma formidabile, CJ7 V8.

WRANGLER RUBICON “RAID” Cominciamo dalla più giovane , e meno rimaneggiata,Wrangler Rubicon. Si tratta di una 4.0 V6 automatica allestita per raid, con la quale Alessandro Avenati ha fatto da guida al recente Raid dei Faraoni, conducendo la comitiva 4x4 al seguito del rally attraverso il deserto egiziano. Iniziamo col dire che il mezzo non ha subito elaborazioni motoristiche: il corposo V6 4.0 litri a benzina è stato giudicato più che sufficiente per lo scopo, e si è pensato a mantenere l’affidabilità. Anche le trasmissione è rimasta invariata (ricordiamo che la Rubicon monta di serie i ponti Dana più robusti(, mentre le cure sono state dedicate all’allestimento e, ovviamente, all’assetto. Sono stati quindi montati gruppi molla e ammortizzatore, ovviamente Ohlins, del tipo con serbatoio separato e regolabili sia in compressione sia in estensione (dettaglio quest’ultimo assai importante sulle ondulazioni e sullo sconnesso), e variata –seppur di poco- l’altezza da terra, già significativa nel mezzo di serie. Paraurti speciali in acciaio, per supportare verricello e ganci traino e, posteriormente , per garantire un solido appoggio al formidabile rolla esterno,con funzione di bagagliera, tutto montato su uni ball. Una slitta paracolpi, sempre in acciaio, è stata inserita a protezione dell’avantreno, mentre all’interno è stato posto un serbatoio supplementare, oltre a tasche, reti e ripostigli vari, assai utili per sistemare oggetti che altrimenti viaggerebbero per l’abitacolo. Così strutturata, la Rubicon ha retto perfettamente la lunga galoppata egiziana, muovendosi sempre con relativa facilità e senza accusare problemi di alcun genere.

AVENATI TEAM SRL

CJ7 “OHLINS” Forse , più che Ohlins, questa Jeep andrebbe chiamata “Richard”, visto l’incredibile lavoro che il tecnico svedese vi ha dedicato. Il suo obiettivo era quello di ottenere un assetto ovviamente solido e affidabile, ma anche efficientissimo su ogni superficie, privo dei classici problemi derivanti dalle balestre(eccessiva rigidità, imprecisione in velocità , contraccolpi, ecc.), ma mantenendone al tempo stesso le peculiarità (solidità, grande escursione delle sospensioni,ecc.). il risultato è notevole , anzi, superiore alle aspettative: quando la gialla CJ7 è salita sul ponte,e un martinetto ha sollevato il posteriore, siamo rimasti veramente impressionati nel vedere salire il telaio di circa 30 cm con entrambe le ruote posteriori che restavano a contatto col suolo e perfettamente verticali! Per ottenere ciò , Marlind ha rivisto totalmente le sospensioni, realizzando ex novo barre e tiranti,sino ad avere, in pratica, una Jeep che funziona come se avesse le ruote indipendenti, ma conservando la capacità dei tradizionali ponti rigidi. Solo in parte sono stati utilizzati gli attacchi originali, altri ne sono stati aggiunti o modificati, e tutti sono stati rinforzati. Lo sterzo ha ricevuto un ammortizzatore sulla guida, naturalmente Ohlins, così come i nuovi gruppi molla/ammortizzatore coassiali. Il poderoso V8 di oltre 5.0 litri ha subito una meticolosa messa a punto , il fondo della Jeep è stato completamente riparato con le lastre in acciaio , e il mezzo , come ha dimostrato lo stesso Richard Marlind, è capace di superare ostacoli trialistici impressionanti, pur mantenendo una valida guidabilità sullo sterrato veloce e persino sull’asfalto. Osservando la CJ è evidente quanto studio progettuale e quanto lavoro ci siano dietro: ogni dettaglio è stato valutato attentamente, perché Richard aveva ben in mente questo obiettivo già prima di iniziare i lavori. Per i quali si è avvalso della sua esperienza, certamente, ma anche di materiali di qualità e delle sofisticate apparecchiature di taratura e collaudo di cui si dispone, e che impiega per tutti gli assetti che gli vengono affidati.

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